Since mourning doth thee grace

 

 

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Thine eyes I love, and they, as pitying me,

Knowing thy heart torment me with disdain,

Have put on black, and loving mourners be,

Looking with pretty ruth upon my pain.

And truly not the morning sun of heaven

Better becomes the grey cheeks of the east,

Not that full star that ushers in the even

Doth half that glory to the sober west,

As those two mourning eyes become thy face.

O, let it then as well beseem thy heart

To mourn for me, since mourning doth thee grace,

And suit thy pity like in every part.

  Then will I swear beauty herself is black,

  And all they foul that thy complexion lack.

 

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Io amo i tuoi occhi, ed essi, quasi a compatirmi,

sapendo che il tuo cuore mi tormenta col disdegno,

si parano di nero in amoroso lutto

osservando con graziosa pietà la mia pena.

Davvero non il celeste sole del mattino

si addice alle grigie guance dell’oriente,

né quella piena stella che annuncia la sera

reca più splendore al tetro occidente,

di quanto si addicano al tuo volto quei luttuosi occhi mattutini.

Allo stesso modo lascia che anche il tuo cuore si disponga 

a portare il lutto per me, perché il lutto ti dà grazia,

e ugualmente vesti con la pietà ogni tua parte.

Allora giurerò che la bellezza stessa è nera

e brutto tutto ciò che non ha il tuo colore.

 

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Mi sono stancata della luna, stancata di quell’aria attonita, del ghiaccio azzurro nel suo sguardo, dei suoi arrivi e immancabili partenze, di come avviluppa sotto le sue ali invisibili amanti e solitari, senza saperli distinguere…

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