La torta in cielo, il manifesto, il proletariato, la dominante borghese, l’officina Einaudi e i sogni infranti nell’incomunicabilità del disagio interclasse.

– Addio torta, – sospirò Rita, osservando la manovra d’assedio e inghiottendo acquolina.
– Sei proprio fissata, – borbottò Paolo, – ti ho detto che è un’astronave.
– Ma dove hai gli occhi? Guarda, di sotto è tutta di cioccolato. E di sopra è rosa, gialla, verde: una torta millegusti.
– Quelli debbono essere i colori della bandiera marziana.
– Scommettiamo, allora. Io dico che è una torta, tu dici che è un’astronave. Chi vince, prende la paga della settimana di tutti e due.
– Per un mese, – aggiunse Paolo.
– Anche per un anno, se vuoi, – riilanciò Rita.
– Un anno è lungo…
– Vedi che hai paura? Io invece sono pronta a scommettere.
– Accettato per un anno, – ribatté Paolo, arrossendo. – E adesso andiamo a vedere cos’é.

ma la borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che le recano la morte, essa ha anche creato gli uomini che useranno quelle armi… Marx Engels, Manifesto del partito comunista

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7 thoughts on “La torta in cielo, il manifesto, il proletariato, la dominante borghese, l’officina Einaudi e i sogni infranti nell’incomunicabilità del disagio interclasse.

  1. Io farei meglio a tacere. Rischierei di usare villania e non è mio costume abituale.
    Ho ridotto il mio compenso per dividerlo con un altro lavoratore più sfruttato e mi hanno trinciato come il tabacco di quei pessimi sigari Roma, mettendomi nelle condizioni di perdere il lavoro. E infatti, ora, passeggio in spiaggia e ammiro il mare. Ma almeno ho dimostrato che tirare fuori la testa dal sacco è possibile. E poi, questi tramonti nessun salario potrà acquistarli mai!

    Quello buonsensista è l’unico partito al quale vale la pena aderire.

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      • Non c’entra nulla con Rousseau ma tu pazienterai che stamane ho pensieri nuvolosi pronti a condurmi in errore, così mi affido all’astuzia di Macchiavelli che peraltro non son mai riuscita a mettere in atto con chi mi ha aggredito continuando a pensarsi e presentarsi a me come vittima : “dunque un principe necessitato a sapere usar bene le bestie, deve di quelle scegliere la volpe e il leone, perché il leone non sa difendersi dalle trappole e la volpe non sa difendersi dai lupi. Bisogna quindi essere volpe per riconoscere i lacci e leone per spaventare i lupi.

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      • Certamente. Ma la flessibilità nell’essere sia volpe che leone non è proprietà di tutti. Non è una tua pecca. La nostra “furbizia” spesso ci induce ad essere lupi di noi stessi. L’unica soluzione è aprire gli occhi e mantenere una dimensione il meno complessa possibile. Per evitare di inciampare nei lacci nascosti dagli altri. E le vittime busseranno sempre e comunque per mendicare un po’ di ragione.
        Con la semplicità si riesce a guardare oltre le maschere delle sovrastrutture.

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    • Saggio? Wow, io avrei puntato tutto su “sciroccato”. Oggi poi…
      Prendi la vita come viene. Sii leggera.
      Citerò un tratto di Vito Minerva, semisconosciuto scrittore (a tratti straordinario) pugliese:

      “Che fai, Ciccillo?”
      “Cerco un lavoro che mi piaccia, ma quelli devono sistemare i loro figli, i loro nipoti. Che faccio? Sopravvivo, leggo, lotto contro questa società di merda. Sai, Andrea, si può combattere per un ideale ma anche per sé stessi; solo per sé stessi si può combattere contro la logica dell’esistenza che ti ha messo al mondo, una logica che non ti apparteneva ma che ti hanno dato per forza.”
      “Non sono d’accordo, Ciccillo; l’importante è costruire anche nelle difficoltà; maggiormente in simili circostanze il peso delle tue piccole vittorie, anche verbali, assumono un valore enorme, grande, perché le grandi vittorie sono sempre nelle piccole cose.”.

      Buon fine serata domenicale.

      P.S.: il micio che legge Pavese vale come jolly. 🙂

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