Fotoromanzo di una fuga

Tutto sommato, la quotidianità della mia latitanza in Europa era un tranquillo delirio.
Nei ritagli di tempo strappati a soddisfare il mio famelico appetito, cercavo di fare qualcosa che avesse “senso”, come ad esempio lavorare.
Si trattava sempre di lavoretti subappaltati…
Per un lungo periodo ho tradotto fotoromanzi italiani in francese.
Era divertente ma faticoso; venivo pagato due franchi a fotografia e di fatto dovevo inventarmi i testi, dato che mi veniva consegnato solo un breve riassunto della vicenda.
Quando scoprii che nessuno li controllava, iniziai a “infilare” qua e là messaggi politico-sociali, prima con estrema circospezione, successivamente alla grande, visto che l’editore non riceveva lagnanze o proteste.

Raggiunsi il massimo dell’impudenza facendo esprimere all’eroina della serie un profondo rammarico per la morte di Andropov e pari disappunto per l’elezione di Černenko.

Per non stravolgere il senso delle struggenti vicende d’amore, sfruttavo solo le immagini dove i personaggi si incontravano e si salutavano.
Per cui al posto, per esempio di “Ciao Gino, come sta la nonna?” – “Bene, grazie, è solo un po’ raffreddata”, mettevo: “Ciao Gino, cosa ne pensa la nonna dello sciopero Renault?” – “E’ d’accordo anche se non è convinta della piattaforma rivendicativa proposta dalla CGT”.

Certo, tutto questo non andava a favore della coerenza dei personaggi che, a una attenta lettura, non potevano che apparire tutti mentalmente dissociati e socialmente pericolosi.
Ma al lettore di fotoromanzi interessa solo che la storia finisca bene.

Il fuggiasco, Massimo Carlotto

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6 thoughts on “Fotoromanzo di una fuga

    • Buondì Sigì, un caffe? Del Carlotto avevo letto più che altro la vicenda giudiziaria, come si evince qui sa scrivere il fuggiasco snob, a Padova quasi tutti i militanti di sinistra provengono come lui dall’ambiente borghese, …Pasolini aveva ben inquadrato la questione. La retorica dei fotoromanzi, quelli si mi affascinano, pop trash, e il lieto fine nelle storie d’amore è quanto di meno romantico si possa immaginare

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      • Il caffè è vitale! Dopo un’altra notte più o meno insonne…
        Si, di Carlotto sapevo anche io della “sfortuna”… anche se è la classica faccenda con tanti punti oscuri. Scommetto che qualcuno dirà che era vicino agli ambienti dei Servizi o tipo alla Gladio.
        Pasolini in merito alla provenienza degli avventori di certi circoli lottacontinuiani aveva capito tutto eccome. Anzi. Di più. Aveva anche messo a nudo certe “velleità politiche” in tempi non sospetti. Ad avercelo oggi, un Pasolini…
        Ad ogni modo credo che non sia solo a Padova così. Diciamo che molti ambienti di sinistra sono più “comodi” forse anche più di quelli di destra. Prendi i sindacati. Ad oggi non credo esista miglior trampolino per i piani alti della politica.
        Anche se… ti dirò la verità… ho letto gli interventi della riunione nazionale della Cisl a Salerno del 1979, anno cruciale e di svolta. C’è tra i tanti anche Cicchitto. Davvero non mi spiego cosa possa ridurli così nella politica. Un intervento davvero magistrale. Mah.
        Il lieto fine non sarà romantico ma è edificante. E la gente questo vuole.
        Ad ogni modo… il picco più alto del trash nazionalpopolare l’abbiamo toccato con le telenovelas argentine, di quelle con nomi che a me hanno sempre fatto scoppiare dal ridere. Quando ero uno young boy ero spesso dalla mia prozia che sparava al massimo il volume e si faceva massicce dosi di Topazio, Celeste… pensa che mi ricordo ancora i nomi di Veronica Castro (che ti dirò… aveva anche il suo perché) e Grecia Colmenares. Ma il top in assoluto… beh. Cerca sul tubo “Amor Gitano sigla” e ti uscirà la versione italiana della sigla dell’omonima telenovela. Nota l’assolo di chitarra elettrica suonato con chitarra acustica da un (il primo aggettivo che mi viene in mente) agghiacciante cantante.

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      • Una stella nel tempo sei tuuuu principessa di Giove dagli occhi tuoi bluuuu, impagabile il paroliere ! Non ho capito cosa c’entri la maglietta con i 2000 caratteri e chi la indosserebbe…

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      • Il paroliere è un grande. Tale Roberto Serafini mi pare. Un grande. Un plauso al coraggio. Ad avercelo io…

        Il paragone era più “spazio-tempo”, Demetrio dice 30 parole in tresecondiemezzo e tu devi scrivere un racconto in 2000 caratteri.
        Per quanto riguarda la maglietta… in quel video indossa una maglietta di Cornelius Cardew. Lo conosci? E’ una figura piuttosto controversa nel panorama musicale. In Italia, se lo conosci tu, siamo in due o poco più.
        Comunque è scioccante come Demetrio recita quel miscuglio di parole irripetibili… io ci ho provato con risultati tra il catastrofico e il ridicolo.

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