I mestieri più belli del mondo

Fossi stato capace di mettere insieme i miei pensieri e di concentrare le mie energie su un romanzo, dico, non mi sarei comunque trovato nella condizione di poter attendere un pagamento che, se pure fosse arrivato, sarebbe rimasto per strada per qualche anno. Non riuscivo a vederla, la strada. Dovevo mettermi a tavolino e scrivere qualcosa da finire ora, stasera, al massimo domani sera, non più tardi, al ritorno dal lavoro, prima di smarrire l’interesse. In quei giorni facevo sempre lavori di merda, e mia moglie anche. Faceva la cameriera, oppure la venditrice porta a porta. Io ho lavorato in segheria, ho fatto l’uomo delle pulizie, il fattorino, ho lavorato in una stazione di servizio, ho fatto il garzone in un magazzino: ditene un’altro, l’ho fatto. Un’estate, ad Arcata, in California, per mantenerci ho raccolto tulipani, lo giuro, nelle ore di luce; di sera, dopo la chiusura, pulivo l’interno del ristorante di un drive-in e spazzavo il parcheggio. Una volta – soltanto per pochi minuti, peraltro – presi perfino in considerazione l’ipotesi di diventare un esattore!In quei giorni immaginavo che, se fossi riuscito a ritagliarmi un’ora o due al giorno solo per me, dopo il lavoro e la famiglia, sarebbe stato anche più che abbastanza. Il paradiso. Ed ero contento di avere quell’ora. A volte, però, per una ragione o per l’altra, non riuscivo a prendermela. E allora confidavo nel sabato, benché a volte succedessero cose che mandavano a monte anche il sabato. Ma c’era ancora la domenica in cui sperare. Domenica, forse.

Non riuscivo ad immaginarmi al lavoro su un romanzo in quel modo, o meglio in nessun modo. Per scrivere un romanzo, mi sembrava uno scrittore dovrebbe vivere in un mondo dotato di senso, un mondo in cui poter credere, da poter mettere a fuoco per bene e su cui poi scrivere accuratamente. Un mondo che, almeno per un certo tempo, rimanga fisso. Inoltre, dovrebbe esserci la fiducia nella correttezza di quel mondo. 

Fiducia nel fatto che il mondo conosciuto abbia una ragion d’essere, e che valga la pena di scriverne, che non vada tutto in fumo mentre lo fai. 

Non era questo il caso del mondo che io conoscevo e nel quale vivevo. Il mio mondo era un mondo che pareva cambiare marcia, direzione e regole ogni giorno. 
Raymond Carver  

 

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