my own “dog”, Sándor Márai docet…

…lasciamola in questo momento un po’ troppo denso di commozione e di retorica. Lei pure avrá un destino di cane, un destino pieno di complicazioni, di situazioni ridicole e tragiche; ma è ormai una faccenda che riguarda soltanto questo essere insignificante, e sarebbe inopportuno tediare ulteriormente il lettore con vicende private di bassa lega.
In ogni modo, tutto questo è solo un lontano ricordo, ricoperto da un velo di oblio che si fa sempre più spesso con il passare degli anni, e il cane diventerá solo una pallida larva nella memoria di chi resta. Talvolta un movimento, una caratteristica del suo temperamento vengono rievocati con indulgenza o con un benevolo biasimo. La buonanima aveva fama di essere imprevedibile; nel quartiere ci sono ancora dei vecchi che si ricordano di lui, delle sue peripezie…
In casa, il suo posto verrà occupato da un nuovo cane, avrá ereditato il suo guinzaglio e la sua museruola; si chiamerá Nessuno, con il pelo candido, sará schifiltoso e mansueto, discendente dell’antichissima razza degli spitz finlandesi, che preferiscono camminare su due zampe, rispondere a vari nomi, essere buoni e obbedienti, accetterà di buon grado di camminare sulla fune, reggendo anche un parasole rosso, in una parola sará la bontà personificata, l’incarnazione di tutte le più nobili virtù. Sará quasi impossibile non amarlo.
A volte, si chiede stupita perché non riesce proprio ad amarlo; e perché mai, quando gli torna in mente Lui sente sempre un colpo al cuore.

Perché, a mano a mano che va avanti, tentoni, nella vita, commettendo un errore dopo l’altro, comprende che non amiamo tanto ciò che è bello, buono e virtuoso, ma piuttosto tutto ciò che è represso, imperfetto, irrequieto, e che protesta digrignando i denti – tutto ciò che non è virtù e accondiscendenza, ma è invece imperfezione e ribellione.

Sì, lettore, è una morale da quattro soldi – ma è una verità di cui non si può fare a meno né nella vita né nell’arte, e val bene il morso di un cane.

3 thoughts on “my own “dog”, Sándor Márai docet…

  1. Credimi.
    Leggendo ho sentito davvero un morso agli occhi.
    Me l’hai dato tu. Ma non hai fatto male.

    E più che morale da quattro soldi… si potrebbe addirittura definire il senso di ogni passo. Bellezza nel passo di ciò che si è realmente. Imperfezione. E qualità non servono, se queste sono votate alla banalità dell’apparire belli camminando sulle funi e accondiscendendo la voce del padrone. E’ un’altra prospettiva.
    E val bene il morso di un cane.

    Fumerò una sigaretta a suffragio della perfezione.
    Perdonami se il commento è fuori luogo.

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